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di Tonino Baldino Non è difficile convenire, anche per i non credenti, che il peccato è da intendersi come violazione della Legge etica e divina. Chiunque viva in una comunità di persone, non potrà non esimersi dall’attenersi alle regole di convivenza proprie della comunità medesima e chiunque dovesse trasgredire quelle regole, non potrà non avere la consapevolezza della gravità del suo atto nei confronti della comunità. Per il cattolico “parlare di peccato sociale vuol dire, anzitutto, riconoscere che, in virtù di una solidarietà umana tanto misteriosa e Impercettibile quanto reale e concreta, il peccato di ciascuno si ripercuote in qualche modo sugli altri. È questa, l'altra faccia di quella solidarietà che, a livello religioso, si sviluppa nel profondo e magnifico mistero della comunione dei santi, grazie alla quale si è potuto dire che "ogni anima che si eleva, eleva il mondo". A questa legge dell'ascesa corrisponde, purtroppo, la legge della discesa, sicché si può parlare di una comunione del peccato, per cui un'anima che si abbassa per il peccato abbassa con sé la Chiesa e, in qualche modo, il mondo intero” (Reconciliatio et Paenitentia, 16).
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